Fare pace con il passato

La natura non ha fretta, eppure tutto si realizza.

– Lao Tzu

Oggi voglio raccontarti una storia:

C’era una volta un uomo che vagava solo e disperato in mezzo al deserto. Aveva appena terminato le ultime gocce d’acqua che gli rimanevano nella borraccia e il sole cocente e gli avvoltoi che volavano sopra di lui non facevano presagire nulla di buono.

“Acqua!”, gridò disperato. “Ho bisogno di bere”, disse fra sé.

Ed ecco comparire da una duna alla sua destra un beduino a cavallo di un cammello. L’uomo gli si avvicinò e disse: “Grazie a Dio! Acqua, ho bisogno di acqua!”.

Il beduino rispose: “Non posso darti dell’acqua. Sono un mercante e l’acqua che ho con me mi serve per attraversare il deserto”.

“Vendimi la tua acqua!”, intimò l’uomo. “Ti pagherò ciò che vuoi!”, insistette.

“Impossibile. Non vendo acqua, vendo cravatte”, rispose il beduino.

“Cravatte?!”, fece l’uomo.

“Sì, guarda che belle cravatte che ho… queste qui sono italiane e sono in offerta: tre per dieci dollari… e queste, invece, sono di seta indiana e durano per tutta la vita… e queste altre…”.

Ma il mercante non fece in tempo a terminare la frase perché l’uomo lo interruppe, sbraitando: “No… No… non voglio cravatte, voglio acqua!… Vattene! Vattene!”.

A quelle parole, il mercante proseguì per il suo cammino, lasciandosi l’uomo alle spalle. Questi, nel frattempo, continuò ad avanzare per il deserto. Dopo aver superato una duna, vide sbucare di fronte a lui un altro mercante. Disperato, gli corse incontro e gli disse: “Vendimi dell’acqua, per favore!”.

“Acqua no”, rispose il mercante. “Ma ho le migliori cravatte d’Arabia…”.

“Cravatte? Non voglio cravatte, voglio acqua!”, gridò l’uomo in preda alla disperazione.

“Abbiamo una promozione”, rispose l’altro imperterrito. “Se compri dieci cravatte, te ne diamo una in omaggio”, spiegò.

“Non voglio cravatte!”, sbraitò l’uomo.

“Si possono pagare in tre rate e senza interessi con carta di credito. Hai una carta di credito con te?”, domandò poi.

Furioso dalla rabbia, l’uomo voltò le spalle al mercante e riprese il suo cammino senza una meta.

Qualche ora dopo, stremato dalla fatica e dalla sete, l’uomo scalò con molta difficoltà una duna altissima e, una volta arrivato in cima, lanciò un’occhiata all’orizzonte.

Non riusciva a credere ai suoi occhi. Davanti a lui, a circa un chilometro di distanza, c’era un’oasi con palme altissime e una fitta vegetazione. Al centro dell’oasi, l’uomo scorse un grande specchio d’acqua cristallina.

Prese a correre disperatamente verso quel bellissimo luogo, temendo si trattasse solo di un miraggio. Ma non lo era.

L’oasi era reale. Ed era davvero stupenda, ben conservata e protetta da una recinzione molto alta. L’unico ingresso era attraverso un cancello custodito da una guardia.

L’uomo si avvicinò alla guardia e disse: “Mi lasci entrare… ho bisogno di bere… per favore…”.

La guardia lo squadrò dalla testa ai piedi, scuotendo il capo, poi rispose: “Impossibile, signore, mi dispiace. È consentito l’ingresso solo con una cravatta”.

Ogni volta che attraverso un’epoca difficile, riporto alla mente questa storiella e mi ricordo di quanto tutto quello per cui passiamo abbia una ragione d’essere, anche se noi spesso non la vediamo.

Cerchiamo sempre di lottare contro la corrente della vita, invece di fluire con lei e lasciarci trasportare verso tutte le esperienze che ha in serbo per noi.

A volte, ciò di cui abbiamo più bisogno non è quello che desideriamo in quel momento o che pensiamo di desiderare.

Ciò che è importante non è sempre prioritario.

Come scoprire quello che vuoi fare nella vita

Fluire con la vita (moving with the flow) significa abbandonare ogni resistenza e lasciarsi andare a ciò che ci accade, senza lottare contro tutto. Adesso c’è questo e ci godiamo il positivo che ci regala, perché un lato positivo c’è sempre, e domani ci sarà qualcos’altro e ci godremo quello.

Ci troviamo in un periodo che ci sta mettendo tutti a dura prova e che ci ha costretti, volenti o nolenti, a guardarci dentro, ad affrontare la nostra immagine allo specchio, a porci degli interrogativi scomodi, a chiederci chi siamo davvero e dove stiamo andando.

Se non so chi sono e dove sto andando, vagherò sempre senza una meta e non saprò su quali valori basare le mie decisioni. E quando arriverà quello che ho tanto desiderato, non sarò pronto a riceverlo.

Se stai leggendo questo articolo è perché, probabilmente, anche tu ti senti o ti sei sentito così.

Guardarsi allo specchio a volte fa paura, perché significa trovarsi a nudo con se stessi e con la propria anima.

Come quell’uomo nel deserto, molti di noi avanzano senza una meta, assetati di ciò che manca in quel momento nella loro vita. E ci ossessioniamo tanto con quel qualcosa da dimenticarci di cogliere le opportunità sul cammino, perché potrebbero essere proprio quelle opportunità a portarci dove vogliamo andare.

Le cravatte sono solo un simbolo: sono le opportunità, ma anche il dolore necessario per diventare la persona davvero meritevole di quello che desideriamo avere, la persona che sarà “all’altezza” dell’obiettivo che ci siamo posti, la persona che potrà fare le cose alle quali siamo destinati. Perché tutto ha un prezzo.

Spesso desideriamo delle cose che non siamo pronti a ricevere, perché per averle dovremmo prima cambiare. E noi siamo disposti a pagare quel prezzo?

Un esempio? Quando termina una relazione, spesso ne vogliamo subito una nuova, con una persona magari completamente diversa da quella precedente. Ma funzionerebbe? Saremmo già pronti per la persona nuova che desideriamo? O deve prima cambiare qualcosa dentro di noi?

Non c’è niente che plasmi le persone come la sofferenza.

Conosci qualcuno che abbia sofferto molto nella vita e abbia superato il suo dolore? Le riconosci quelle persone perché emanano una luce incredibile e una rara bellezza interiore. La verità della sofferenza è che ci rende persone migliori, più belle, più aperte, più serene.

Come affrontare la solitudine del lockdown

Se c’è una cosa che questo lockdown ci ha insegnato è a prendere la vita con più calma. Siamo tornati a fare le passeggiate mattutine e serali nel nostro quartiere o nella nostra città come facevano i nostri nonni, a sederci a bere un caffè prima di iniziare a lavorare, per chi lavora da casa almeno, a leggere un libro seduti sul divano la domenica pomeriggio e tante altre attività casalinghe che avevamo dimenticato e che ci mettono in contatto con la nostra più pura essenza, che è fatta di semplicità, come quella dei bambini.

Il tempo che abbiamo a disposizione per noi stessi e per guardarci dentro in questo momento è un regalo. Questa situazione si sta prolungando, ma non durerà per sempre. Ci sono già state pandemie e sono passate. Torneremo a splendere e a fare tutto ciò che facevamo prima, ma forse con una consapevolezza diversa, quella di chi sa davvero apprezzare ciò che ha.

Passare tempo di qualità con se stessi è il più bel regalo che possiamo farci adesso.

Mi sono accorta che nel primo lockdown avevo fatto di tutto per evitare di restare da sola con me stessa, passando freneticamente da un’attività all’altra mentre ero in casa. E da quando ho iniziato a dedicarmi davvero tempo di qualità, sono arrivate le risposte che cercavo ed è arrivata anche la serenità.

Non possiamo mai passare a una nuova fase della nostra vita se non abbiamo risolto quella precedente. Se c’è qualcosa che richiede la tua attenzione, prendi coraggio e affrontalo, è l’unico modo per superarlo. Risolvere significa anche solo accettare, essere in pace con qualcosa, capire cos’è successo e di cosa abbiamo realmente bisogno, insomma fare pace con il passato per aprirci al nuovo.

Lasciarsi alle spalle il passato regala un grande senso di benessere e leggerezza, la stessa che ci permette di volare in libertà. Ma è anche il primo passo per poter vivere appieno la nostra vita, consapevoli di chi siamo e di cosa vogliamo davvero.

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