Creatività e solitudine

Si sente spesso parlare di solitudine con un’accezione negativa, ma la solitudine può aumentare la concentrazione e la creatività. Alcune delle menti più brillanti e creative che siano mai esistite erano personalità solitarie e spesso introverse, basti pensare a Giacomo Leopardi, Antoni Gaudì, Einstein, Emily Dickinson e molti altri.

Nella solitudine ritroviamo noi stessi, ascoltiamo i nostri pensieri, ci rilassiamo e riusciamo ad essere chi siamo veramente, lontani dal giudizio e dal pensiero degli altri, che spesso cerchiamo di compiacere inconsciamente per non essere emarginati. Essere emarginati da un gruppo non è piacevole per nessuno, causa dolore e ci spinge a credere che ci sia qualcosa di sbagliato in noi e nel nostro comportamento. Molto probabilmente è vero il contrario: stiamo frequentando le persone sbagliate.

La solitudine può essere di grande aiuto ai creativi, renderli ancora più creativi, dare loro il giusto equilibrio e stimolare le idee e la fantasia.

Bisogna distinguere fra solitudine cercata (o solitudine di qualità) e solitudine forzata. Sono due concetti molto diversi: nel primo caso, ci isoliamo volontariamente per passare tempo con noi stessi, ricaricare le pile o per la necessità di restare da soli (a questo proposito, consiglio di leggere Mangia, Prega e Ama di E. Gilbert); nel secondo caso, invece, siamo costretti a restare da soli per vari motivi, che vanno dalla perdita di una persona cara all’assenza di persone care vicino a noi, come spesso accade a chi vive lontano da casa, o ci isoliamo per paura o ansia provocate dalla presenza di altre persone o di gruppi.

solitudine-creativa.jpgCi sono persone che hanno più bisogno di altre di passare tempo in solitudine, soprattutto le personalità più sensibili, che tendono ad assorbire come una spugna le emozioni e le energie delle persone e dell’ambiente che le circonda, ragion per cui cercano la solitudine per ricaricare le pile e scaricare la tensione. Io ne sono un esempio. Ora che lavoro in un ufficio rumoroso e pieno di gente, tendo a cercare la mia solitudine dopo il lavoro, a parte una o due sere passate in compagnia di buoni amici.

Se ti senti molto stressato, passare del tempo in solitudine e in mezzo alla natura ti aiuterà. Non vergognarti di avere bisogno di solitudine. Non c’è niente che non vada in te e dovresti assecondare i tuoi bisogni.

Essere introversi non significa essere asociali, così come essere sensibili non significa essere fragili. Le persone introverse rispondo agli stimoli in maniera diversa dalle persone estroverse e hanno bisogno di silenzio, pace e tranquillità per concentrarsi ed essere creative. Le persone sensibili che si conoscono e sanno gestire le proprie emozioni sono in grado di riprendersi dai colpi inferti dalla vita molto meglio di chi non affronta apertamente o nega le proprie emozioni. Sentire il proprio dolore è il primo passo per superarlo.

Molti di noi sono un buon equilibrio di personalità estroversa ed introversa. E la perfezione sta proprio nel giusto equilibrio: un po’ di tempo per sé stessi e un po’ di tempo in compagnia (meglio se in buona compagnia). Abbiamo bisogno del contatto con gli altri, fa bene alla salute e ci riempie di amore. Ne abbiamo bisogno tutti.

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Passare tempo in solitudine aiuta anche a capire cosa vogliamo e può essere molto utile nei momenti in cui ci sentiamo persi. Quando restiamo da soli, ci vuole del tempo per ascoltarsi ed essere onesti con sé stessi. Bisogna avere pazienza e cercare la solitudine di qualità.

Ci sono fasi della vita nelle quali si ha più bisogno di solitudine che in altre. In quanto creativa e felicemente introversa, scelgo di passare tempo in solitudine dedicandolo a me stessa e a cose che amo fare: ci vuole del tempo per riposare, anche solo restare seduti sul divano e non fare niente, ascoltando il silenzio (unica compagnia ammessa, quella di un amico pelosetto), e tempo per creare. Preferisco scrivere in casa e da sola o in compagnia di altri colleghi con i quali lavoro bene e in sintonia creativa.

Adoro i brainstorming in ufficio, ma il silenzio mi permette di accedere al mio giardino interiore, per il quale ho bisogno di non essere disturbata per alcune ore.

Il mio consiglio è di ritagliarti sempre dei momenti per te stesso ogni settimana, a seconda della tua disponibilità (la famiglia e l’amore sono altrettanto importanti e richiedono attenzione), facendo qualcosa di carino per te: una passeggiata in mezzo alla natura, andare in un bar stimolante o a cena fuori da solo in un bel ristorante, vedere un film, leggere un buon libro, andare al cinema o a teatro, qualunque cosa ti faccia sentire bene. Vedrai che anche le tue relazioni con gli altri miglioreranno.

Non avere paura se ti senti solo, triste, in imbarazzo: è normale all’inizio. Fai quello che ti senti e inizia con qualcosa di semplice, per esempio una passeggiata fuori e magari la cena fuori lasciala per quando ti sentirai a tuo agio con te stesso.

Viviamo in un mondo nel quale siamo sottoposti a stimoli continui e le opportunità di silenzio e introspezione sono poche: il cellulare con i suoi messaggi in arrivo, la radio, la televisione, la musica nei locali e nei negozi, il rumore del traffico in città. Siamo così abituati al rumore che spesso ci spaventa non sentirlo e lo cerchiamo inconsciamente anche quando potremmo godere di un attimo di silenzio. Arriviamo a casa e accendiamo la tv o la radio per sentirci meno soli, lavoriamo e mettiamo un sottofondo musicale, andiamo a correre e ascoltiamo la musica e, senza, ci sentiamo persi. In realtà, ci si può abituare al silenzio, esercitandosi ogni giorni a prendersi anche solo cinque minuti di silenzio dopo una giornata intensa di lavoro o studio. E quei pochi minuti di silenzio quotidiani sono come le pause nello sport: fondamentali per un buon rendimento.

Solitudine e introversione sono due tematiche che mi stanno molto a cuore e tornerò a scrivere sul tema. Nel frattempo, se hai domande o suggerimenti per i prossimi post, scrivimi o lascia un commento nel blog!

Grazie e buon lunedì!

 

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