Cos’è un talento?

Abbiamo tutti un talento? Siamo tutti bravi in qualcosa? E se non lo fossimo? O, se la nostra percezione del talento fosse completamente sbagliata?

La società ci insegna che un talento deve essere produttivo, che deve darci da vivere o farci guadagnare denaro, che non è un talento se non dà un valore aggiunto alle nostre abilità interpersonali o professionali.

Ma che cos’è il talento? E’ qualcosa con il quale nasciamo? Un dono? Qualcosa nel quale riusciamo bene solo perché ci interessa o appassiona? E perché tanto rumore attorno alla parola talento? Che importa se non abbiamo nessun talento, se siamo qui solo per essere?

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Ho la sensazione che le persone vengano prese in considerazione per quello che sanno o non sanno fare e non per quello che realmente sono. Come conseguenza di questo modo di pensare distorto, le persone davvero valide restano fuori, rifiutandosi di aderire al motto “produci fino ad esalare il tuo ultimo respiro”, ed emergono quelle che hanno dimenticato da tempo di avere sogni e sentimenti, quelle che scalano tristemente la vetta.

Per quanto mi riguarda, tutti abbiamo un talento. Tutti siamo bravi in qualcosa. Le persone valgono per quello che sono, per quello che pensano e per quello che sentono, per la loro capacità di amare e di preoccuparsi del prossimo e non per quello che fanno o dicono o per come si comportano. La maniera in cui qualcuno muove le mani, ti fa sorridere o ridere a crepapelle, parla, ti tiene la mano, ti abbraccia quando piangi, si prende cura degli altri, sente, ama e sa esserci. Tutto questo è talento. E vorrei che le persone che mi circondano avessero sempre questo tipo di talento. E vorrei avere sempre anch’io questo tipo di talento.

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I ricordi migliori che ho del lavoro sono i momenti passati a divertirmi coi colleghi, ridendo di quanto incasinata era la ditta per la quale lavoravamo, prendendoci una pausa per il caffè e raccontandoci cosa avevamo fatto nel fine settimana, o perdendo un aereo mentre andavamo da un cliente e passando il giorno peggiore e più divertente in assoluto mentre cercavamo di prendere un altro aereo e poi di uscire dal labirinto di neve bavarese per colpa di un navigatore che non individuava il vicino aeroporto di Monaco. Questo è quello che voglio portare con me della mia esperienza lavorativa precedente e dei miei colleghi. Abbiamo condiviso giornate e dispiaceri. E li amavo. E li amo ancora. Perché non c’è bisogno di essere vicino a qualcuno per amarlo.

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Nel mio attuale ambiente lavorativo, che si sta rivelando una piacevole sorpresa, sembra ci siano le potenzialità per trovare qualcosa di simile e al momento sento vibrazioni positive nell’aria e quella è la parte migliore di un lavoro. Non importa quanto ti paghino, non importa quanta carriera tu possa fare o quanto lontano tu creda di arrivare, non puoi prescindere dalle persone e dal calore umano e da solo non vai proprio da nessuna parte.

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