…e alla fine ho detto sì.

Calmi, calmi, non ho intenzione di convolare a nozze. E non solo perché nessuno me l’ha chiesto e manca proprio la materia prima, quella fatta di carne (buon manzo) e sangue, ma soprattutto perché sto parlando di tutt’altra cosa. Ho detto sì a una proposta di lavoro.

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“Hai voluto la bicicletta? Adesso pedala.” Così dicevano le nostre nonne se osavamo anche solo lamentarci un filino delle nostre vite. D’altronde, a loro che avevano fatto la guerra le nostre vite dovevano sembrare insulse, frivole, leggere, stupende, di quelle dove va sempre tutto bene, perché non ci sono mai quei momenti di terrore nei quali piovono bombe dal cielo. Al massimo a noi piovevano cacche di piccione (a me soprattutto). E a me che mi sono sempre lamentata di tutto e continuerò sempre a farlo, forever and ever, probabilmente la mia nonna mi avrebbe dato di quelle strigliate, se solo ci fosse stata, tutte le volte che da adolescente arrivavo a casa disperata e piangevo come una fontana perché quel ragazzo proprio non mi notava (succedeva abbastanza spesso…ehm, succede abbastanza spesso, il bello di sentirsi sempre giovani, come adolescenti). E, invece, la mia nonna è morta quando ero molto piccola e quelle strigliate non me le ha mai potute dare, peccato, è uno di quei rari casi nei quali mi sarebbe piaciuto riceverle.

Di cosa stavamo parlando? Ah, sì, di una proposta di lavoro. Bè, almeno quello non manca, visto che in amore è calma piatta. Ho detto sì e ci siamo sposati, o meglio, siamo andati a convivere, perché il matrimonio vero e proprio avverrà allo scadere del contratto di sei mesi, e quindi col suo rinnovo. Perché voglio essere ottimista.

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E ora inizia l’avventura, o la bicicletta, come direbbe la nonna, anche se per me, che in bici non ci so proprio andare (forse l’unica persona al mondo, piacere di conoscervi, grazie, lo so, lo so, sono un mito, sono più unica che rara, grazie, grazie), non è proprio la metafora migliore.

Brrrrrrrrrrrrrr… che fifa! Ricordo che, quando mi hanno proposto questo lavoro, ho scritto un post che alla fine, forse per pigrizia, forse per mestizia, non ho mai pubblicato. Allora lo faccio oggi:

Quelle scelte che ti cambiano la vita…

Se c’è una cosa che detesto prendere, a parte le medicine che danno effetti indesiderati (come se gli effetti secondari fossero mai desiderati), sono le decisioni.

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Prendere decisioni, per me, è la cosa più difficile che ci sia, perché so che, qualunque strada imbocchi, non saprò mai cosa ci sarebbe stato dall’altra parte e, fino a che la vita non mi dimostrerà il contrario (cosa che quasi mai avviene), non saprò mai se sarei potuta essere felice facendo una scelta diversa.

Detto questo, mi trovo a dover prendere una decisione importante proprio oggi, una di quelle che ti possono cambiare la vita: mi hanno offerto un lavoro come copywriter creativo per una ditta spagnola in crescita ed espansione sul mercato italiano, i cui prodotti mi piacciono un sacco e, come se non bastasse, ho superato una prova di scrittura creativa alquanto difficile che era necessaria per arrivare al colloquio ed essere considerati per la posizione. La ditta è in pieno centro a Barcellona (dove io vivo da un anno e tre mesi), orario dalle 8 alle 17 (non sono una persona mattiniera, ma non è male uscire alle 17) con orario estivo ridotto fino alle 15 il venerdì e la paga corrisponde più o meno alle mie aspettative (so che più o meno non è il mio standard abituale, ma a volte bisogna accettare dei compromessi – incredibile che lo stia dicendo proprio io che punto sempre i piedi come una bambina per avere tutto ciò che voglio).

Qual è il problema? Mi sembra fantastico, direte voi! E l’ha detto anche la mia commercialista quando ieri le chiedevo quale sarebbe lo stipendio annuo lordo che dovrei concordare con la ditta per avere il netto mensile che voglio io (non preoccupatevi se non avete capito, cose da autonomi). Mi ha detto che tutti gli altri clienti che ha che sono in proprio (esatto, io sono in proprio) hanno il problema opposto, cioè che le ditte non li vogliono inserire nel loro organico e quindi accettano il lavoro come liberi professionisti, mentre io le spiegavo che mi piacerebbe proporre alla ditta una collaborazione in proprio per evitare che mi assumano a tempo pieno per vedere prima se il lavoro mi piace e non accettare a scatola chiusa.

Il fatto è che non voglio tenere il piede in due scarpe, quindi devo prendere una decisione. Ho imparato a mie spese che non porta niente di buono. Fidanzati a parte, e non è questo il momento di parlare di loro, ho tenuto il piede in due scarpe più di una volta quando si è trattato di prendere decisioni ed è sempre stato catastrofico: alla fine mi sono ritrovata a mani vuote e, in molti casi, ho perso tempo ed energie arrampicandomi su specchi più o meno taglienti. E, quando ti va bene, ti fai qualche graffio, quando ti va male, ti fai proprio male! (Come sono poetica, si vede che faccio la copywriter, eh?) Questo è il prezzo che paghiamo per la nostra disonestà con noi stessi e con gli altri. E ho imparato la lezione (almeno credo).

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Ora, entro oggi devo dare una risposta: mi interessa davvero il lavoro e voglio fare il colloquio finale con la CEO, che, si sa, è proprio l’ultimo passo e a volte una formalità, sapendo che accettare comporterà confermargli di voler lavorare per loro e abbandonare dalloggi al domani in maniera quasi definitiva tutti i progetti di traduzione e insegnamento che sto seguendo da un anno??? (Vista l’importanza della decisione, questa è una domanda che ha bisogno di tre punti interrogativi.)

Tornando al post di oggi, è una vita che voglio lavorare come scrittrice, non potevo certo dire di no a un lavoro come copywriter, forse l’unico lavoro come copywriter creativo in lingua italiana che potessi trovare in tutta Barcellona. E, considerando che non l’ho neanche cercato, ma mi è stato offerto su un piatto d’argento, era proprio il caso di dire di sì!!!

 

4 commenti

    • Allora è proprio il caso di dire: tale figlia, tale madre! Grazie perché mi sostieni e segui sempre, è bello avere una mamma che è la tua follower numero 1! E sono molto molto fortunata!!! Un abbraccio

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